venerdì 16 dicembre 2011

FORMAZIONE E POI LAVORO: UN SOGNO CHE POTREBBE DIVENIRE REALTA'

Formazione e lavoro in un progetto unico: questo binomio sembra un sogno, specie di questi tempi, e tanto più per chi ha difficoltà a stare dentro le rotte ordinarie della carriera scolastica. Per questo diventa una bella opportunità la proposta del Centro Formazione Professionale Atigianelli - Opera don Ricci di Fermo che, grazie all’impegno diretto e finanziario della nota azienda calzaturiera NeroGiardini e con il sostegno e riconoscimento della Provincia di Fermo e della Regione Marche, organizza un corso di formazione biennale gratuito per il conseguimento della qualifica di OPERATORE PER LA CALZATURA e finalizzato all’occupazione. Non una novità, dunque, la qualifica, considerate le caratteristiche del distretto industriale del fermano, ma proprio per questo una coerente opportunità che potrebbe generare una reale e concreta possibilità di impiego, di lavoro effettivo, cosa che certo non lascia indifferenti. E la cosa è doppiamente interessante in quanto ci si rivolge ad un target specifico di giovani, vale a dire adolescenti di età compresa dai 16 ai 18 anni compiuti e che, per un motivo od un altro, si trovano attualmente fuori dai normali percorsi scolastici e professionali delle scuole superiori (è la cosiddetta area della dispersione scolastica). Il corso di studi è ricco di materie e di applicazioni pratiche; le oltre mille ore di corso riguardano ovviamente materie professionali (tipo: disegno tecnico, tecnologia dei materiali, tecnologia del processo, tecnologia degli impianti produttivi, taglio di materiali e componenti di calzature, e diverse altre ancora), congruenti con la qualifica, ma anche materie culturali (lingua italiana, inglese, matematica, informatica, diritto-economia, orientamento, anche cittadinanza e altro ancora), per sviluppare competenze trasversali ormai fondamentali nel mondo del lavoro e, cosa non secondaria, per accompagnare i ragazzi a crescere più forti anche come persona, cosa che è nello stile e nello spirito dell’Artigianelli. E poi ci sarà lo stage, sia nel primo che nel secondo anno per oltre 400 ore, direttamente nelle aziende del gruppo NeroGiardini. Il percorso tra le misure di accompagnamento prevede anche la figura del tutor di corso e la presenza di Laboratori di recupero e sviluppo degli apprendimenti per la messa a livello dell’asse linguistico, matematico, scientifico, tecnologico e storico sociale (questo per favorire il riconoscimento dei crediti e l’eventuale conseguimento della qualifica triennale). Sono diciotto i posti disponibili e l’indicazione è di chiudere le iscrizioni per metà gennaio. Anche per l’organizzazione, diciamo, ‘ambientale’ l’Artigianelli prevede la possibilità di mensa e convitto. Occorre ovviamente informasi bene in merito e dunque la cosa migliore, per chi interessato, è prendere subito contatto con il CFP Artigianelli, tel 0734/229956: diverranno chiari contenuti, organizzazione e obiettivi finali. E così potrà crescere la speranza che, soprattutto questi ultimi, siano quelli più auspicabili a realizzarsi.

martedì 6 dicembre 2011

CITTADINI IN ERBA: ASCOLTIAMOLI! Nuove elezioni della Giunta dei ragazzi

Se trovate in giro cassonetti o distributori ad hoc per raccolta di rifiuti organici e in specifico dei nostri amici animali più fidati (una ormai famosa “Questione che puzza”) un merito lo ha avuto certo anche il Consiglio Comunale dei Ragazzi di Porto Sant’Elpidio, esperienza che tra ondulazioni di vivacità (si sa, ci son gruppi di bambini più vivaci e altri più acquiescenti, ma l’impegno ce lo mettono sempre tutti) va avanti da alcuni anni - ad ottobre 2005 fu approvato lo Statuto - a Porto Sant’Elpidio. Le Giunte giovanissime e senza portafoglio si sono sviluppate in Italia negli anni novanta, prima con l'invito dell'UNICEF ad attivarsi quali " difensori civici dei bambini" e poi con le progettazioni legate alle linee guida della legge 285/97; oggi se ne contano a centinaia, soprattutto tra piccoli comuni e cittadine.Partecipazione è la parolina magica di questa avventura: cosa succede, in sintesi, se mettiamo i più piccoli (bambini tra i 9 e 13 anni) in qualità di osservatori e propositori circa la vita sociale che li avvolge e circonda? Come si attivano e cosa reputano importante? A cosa tengono delle cose della vita locale? E soprattutto quanto conta per noi il loro sentire? Queste le domande di partenza, interessanti e, se vogliamo, belle toste da un punto di vista educativo; e nella realtà? Si ‘smucina’ e muove qualcosa effettivamente? Si potrebbe chiederlo direttamente ai ragazzi e bambini coinvolti in questi anni - ci si muove nella fascia di età tra le ultime classi, 4° e 5°, delle elementari e le prime, 1° e 2°, della scuola media; o anche ai loro tutor, che sono docenti delle scuole coinvolte (1° circolo, 2° circolo e scuola media Galilei-Marconi) e referenti del progetto, con funzioni di accompagnamento e coordinamento. O forse lo si potrebbe chiedere alla Giunta adulta o, perché no, a noi tutti cittadini, se qualcosa abbiamo osservato in merito. Bene, c’è un modo anche immediato per iniziare a farlo: partecipare all’insediamento della nuova Giunta dei ragazzi, mercoledì 7 dicembre, alle ore 18.15, Sala consiliare di Villa Murri. C’è un ordine del giorno preciso, inevitabilmente un po’ burocratico: Saluto dell’Amministrazione uscente dei ragazzi; Proclamazione ed insediamento del Consiglio comunale dei ragazzi di Pse; Elezione del Sindaco dei ragazzi di Pse; Elezione della Giunta dei ragazzi di Pse. Ok, ma i programmi? Scherzi a parte, servizi comunali, servizi giovanili, amministratori ovviamente, docenti e dirigenti scolastici, animatori, genitori, associazioni, e qualsivoglia Cittadino, adulto e giovani, ci si ritroverà un po’ tutti, per applaudire e soprattutto ascoltare, in un ambiente, magari, o si spera, con tanti colori e di gaia vivacità. La nuova politica ha bisogno anche di questo.

giovedì 1 dicembre 2011

GETTING TO ZERO ANCHE AL CAG. Giornata mondiale lotta all'Aids

Sono tanti 34 milioni di persone. Sono le persone che vivono con HIV, sigla istintivamente inquietante, come soprattutto la parola comune a cui è associata: Aids, a suo tempo definita la peste del duemila. Sono tante ma paradossalmente ciò implica anche un risvolto positivo: cioè il fatto che nel corso del tempo sia cresciuta anche la possibilità di cura e quindi si sono allungati i tempi e le aspettative di vita. Sono tante coloro che hanno bisogno di farmaci, i cosiddetti antiretrovirali: circa 15 milioni, di cui una metà effettivamente con possibilità e accesso alle cure ma l’altra no: otto milioni di persone senza barriere contro il virus devastante. Di nuovo, sono tante. Numeri, forse neutri e distaccati, sempre gettonati nelle ricorrenze - oggi primo dicembre è appunto la Giornata mondiale della lotta all’Aids – ma tremendamente portatori di storie drammatiche e profondamente umane. Molti operatori sociali ed organizzazioni rilevano e per certi versi denunciano una minor attenzione e un allentamento in fatto di prevenzione, tradotta in assenza di campagne mediatiche, di progetti di formazione e di informazione diffuse sul territorio, specie per i giovani. Eppure il virus è vivo e vegeto; anche in Italia ne constatiamo la presenza: si parla di 180mila persone viventi con infezione da Hiv (compresi i casi con Aids e le persone che ignorano di essere infette) e circa 4mila nuove infezioni all’anno. Ben venga allora l’attenzione educativa di servizi giovanili come i nostri Centri di aggregazione, e in specifico del Cag Tela del Ragno presso Villa Baruchello, che organizza una giornata al fine di sensibilizzare i ragazzi su questo tema purtroppo sempre attuale. L'iniziativa prevede l'allestimento di alcuni pannelli informativo-illustrativi che possano spiegare quanto più possibile questo morbo a 30 anni esatti dalla sua identificazione. Saranno di aiuto numerosi documenti audio-video, si affronteranno curiosità e interrogativi ancora aperti, per sviscerare a 360 gradi tutta la conoscenza - e soprattutto la mancanza di conoscenza - sulla cosiddetta "nuova peste". Porre le domande giuste è il modo migliore per iniziare a cercare e successivamente a scegliere e questo è certamente un compito educativo. Segnaliamo in tema, tra gli altri, il docu-video dell'associazione Sieropositivo.it Per tutta la vita , simpatico e provocatorio, e ricordiamo anche il sito ufficiale della campagna mondiale, quest’anno con un nuovo e ambizioso slogan: Getting to zero (arrivare a zero: zero morti per Aids, zero nuove infezioni da Hiv, zero discriminazioni per i malati di Aids).

venerdì 18 novembre 2011

VOLEVO ESSERE UNA FARFALLA. Incontro con Michela Marzano

“PENSAVO che non ne avrei mai parlato. Che sarebbe rimasto per sempre il mio segreto. Che non avrei permesso a nessuno di sfiorare le mie fratture e le mie debolezze. Poi, pian piano, raccontare la mia storia è diventata una necessità”: così Michela Marzano ci avvinghia e presenta, scivolando nei rivoli profondi del suo mondo interiore, il libro “Volevo essere una farfalla”, che sabato 19 novembre, alle ore 21.30, chiuderà a Villa Baruchello l’edizione del Festival “Parole scritte Parole dette”, curato e organizzato dall’assessorato alla Cultura di Porto Sant’Elpidio in collaborazione con la libreria Il gatto con gli stivali e grazie anche al sostegno di Unicredit. Michela Marzano è ormai un ‘personaggio’, nel senso di essere spesso coinvolta in riflessioni e discussioni sui principali media (tv, radio, giornali, Internet, etc), proprio per le cose che ha scritto o che divulga e rivendica; non viene dal nulla, essendo, pur giovanissima, già da alcuni anni docente ordinario nella prestigiosa università parigina della Sorbona. “Volevo essere una farfalla” ha però un taglio diverso rispetto alle altre opere, più attigue al suo ruolo di filosofa e analista della realtà sociale; è un racconto di vita, se non proprio un romanzo, e afferra la carne di un male ‘corpo e anima’ come l’anoressia, di cui la stessa autrice dice “se ne parla poco e soprattutto se ne parla male”. Quel fuoco devastante, per cui, per non rimanere secchi stremati, occorre ad un certo punto trovare il punto di distanza, sempre di più, sino finalmente a guardarlo da lontano, è ‘un sintomo e non una malattia’ - tiene a precisare la Marzano - e “porta allo scoperto quello che fa veramente male dentro. La paura, il vuoto, l’abbandono, la violenza, la collera”. Insomma è un cuore messo a nudo, questo libro, e ciò non lascia indifferenti, diciamo pure inquieta e commuove; non è facile, occorre darsi il tempo e il silenzio giusto (è una storia che torna indietro di parecchi anni), non è da tutti; è il segno di una vera e profonda testimonianza (parola che non a caso significa all’origine anche martirio), che è tale solo quando sa dire qualcosa in più, sa offrire un’altra visione, sa aprire nuovi sentieri. Per questo è bello poterla ascoltare e soprattutto potersi arricchire, specie per un giovane, con il grido di speranza, di coraggio, di fiducia, che dipinge intero lo sfondo di tante e diverse vicende personali (gli studi, il rapporto con il padre, gli amori, i successi professionali, etc): la farfalla ora può volare leggera.

MONDO MANGA. Una due giorni a San Benedetto del Tronto

Moltissimi li leggono. Tanti li adorano. Per molti ragazzi sono diventati una parte importante della loro vita, compagni dei momenti piacevoli e anche di quelli tristi. Parliamo dei manga, i fumetti a storie giapponesi, anche se la parola indica per la verità il fumetto in generale per gli abitanti del Sol Levante. Cogliamo l’occasione per segnalare una iniziativa in tema della Provincia di Ascoli per questo fine settimana: Piceno Nihon Manga, evento in due giorni - 18 e 19 novembre - dedicato alla cultura ed alle tradizioni Nipponiche ed al Manga, con attività convegnistiche, laboratoriali e proiezioni video, il cui programma e svolgimento può essere consultato anche sull’apposita pagina facebook. Abbiamo raccolto allora alcune brevi riflessioni di Elisa, operatrice dei servizi giovanili del Comune di Sant’Elpidio a Mare, esperta e molto appassionata di quest’arte comunicativa, a mo’ di piccolo invito a partecipare all’iniziativa ma anche e soprattutto come un possibile aggancio ad approfondire tali argomenti e passioni dalle nostre parti. “Per fare un po’ di storia - non è un puntiglio da professore, ma è utile a volte sapere le origini dei fatti - occorre ricordare che i manga fanno il loro ingresso nel periodo Edo, ovvero intorno al 1600, quando iniziarono a comparire sulle pareti dei templi come delle “vignette” atte a rappresentare scene con soggetti religiosi. Poi col tempo questi “graffiti” vennero riportati su tavolette di legno facilmente trasportabili per renderle note al popolo. La cosa importante da dire però è che essi sono tutt’oggi una vera forma di comunicazione letteraria in Giappone, considerata di alto livello e volta ad un pubblico adulto e bambino. Non sono considerati inferiori a film e libri.”
“Il fumetto giapponese parla di tutto e si rivolge a tutti, ma con criterio. Infatti ci sono generi e stili, come nella letteratura. Ecco una varietà per orientarsi:
● Kodomo: stile minimalista e stilizzato, senza troppi fronzoli; adatto per un pubblico di bambini;
● Shojo: manga per ragazze. Parla di amore, sentimenti e problemi adolescenziali. Lo stile è raffinato e ricco di decorazioni; adatto per un pubblico femminile.
● Maho Shojo: sempre manga per ragazze ma possiedono elementi magici;
● Shonen: per un pubblico maschile. Lo stile del disegno è sporco.
● Seinen: è adatto per un pubblico adulto e maschile. Tratta di argomenti seri e psicologici;
● Hentai: per un pubblico adulto. Si tratta di opere a sfondo pornografico e la trama è minimalista per lasciare spazio all'esplicito. Sono vietati ai minori di 18 anni;
● Ecchi: sono opere a sfondo erotico e sono vietati ai minori di 14 anni, quindi consigliati ad un pubblico maturo.
Ripeto: è importante capire anzitutto il valore popolare, davvero diffuso, del manga e la sua capacità di costruire una identità collettiva attraverso il racconto di storie disegnate, storie semplici o complesse ma certo di valore creativo e artistico.”
“E poi ci sono le astruserie, per noi. Il manga giapponese si legge al contrario rispetto al fumetto occidentale, cioè dall'ultima pagina alla prima, con la rilegatura a destra e le pagine “libere” a sinistra del lettore. Anche le vignette si leggono al contrario, ovvero da destra verso sinistra, dall'alto verso il basso. A differenza dei fumetti occidentali, i protagonisti dei manga, hanno un inizio ed una fine. Il personaggio appare sin dal primo volume, “vive” la sua vicenda e, al termine della serie del manga (quelli di successo possono protrarsi per diversi anni), esce di scena e non “interpreterà” altre avventure. Spesso il successo di un manga si ritroverà poi con una trasposizione più o meno fedele sotto forma di anime, che per gli occidentali sono i classici cartoni animati.”
“Ci si può infine incasinare tra manga, manhwa (i fumetti coreani) e manhua (i fumetti cinesi); che è come dire fumetto italiano, europeo o americano. Ma fermiamoci al Sol Levante e soprattutto chi ha voglia e passione si faccia sentire: il manga è un amico che fa trovare amici.”